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INVESTIMENTI E CALCIO – La Serie A chiama i fondi d’investimento per i diritti media: cosa cambia per il calcio in tv

17 Settembre 2020by Staff0

Una pioggia di soldi sulla Serie A? Forse, ma non da subito. La Lega ha dato il via libera alle trattative con i fondi di private equity interessati ad entrare nella media company che gestirà i diritti televisivi e non solo del massimo campionato di calcio italiano. Un semaforo verde votato all’unanimità dalle venti società, nel corso dell’assemblea balzata agli onori delle cronache più per la positività al Covid-19 di Aurelio De Laurentiis che per la possibilità di vedere investire i grandi fondi nel calcio nostrano. I nomi, però, circolano ormai da parecchio tempo: da un lato la cordata composta dal fondo britannico Cvc, dagli americani di Advent e dagli italiani di Fsi; mentre dall’altro concorrono Bain Capital e Neuberger Bernman. La trattativa prevede l’acquisizione del 10% di una nuova società, una newco, per la quale i club di Serie A hanno dato l’assenso alla creazione.

Che cosa ha deciso l’assemblea della Lega Serie A?

La media company che la Lega Serie A intende creare è il cavallo di battaglia di Paolo Dal Pino, presidente della Lega, che ha ribadito di intendere questa come «la soluzione», senza più prevedere una cessione dei vari pacchetti televisivi affidandosi ad intermediari. Almeno non dopo il triennio 2021-2024, quello per il quale si dovrà avviare una nuova asta in maniera tradizionale. Dopo questo periodo, toccherà alla newco trattare direttamente con le emittenti che intenderanno acquisire i diritti di trasmissione delle partite di Serie A. Resta ancora da sciogliere il nodo del canale di lega, un’idea avanzata in passato dagli spagnoli di Mediapro, che non sarebbe comunque esclusa a priori dalla situazione approvata di recente dalla Lega.

Chi sta trattando con la Lega Serie A per i diritti media?

La base della trattativa partirebbe dalla cessione del 10% della media company ai partner interessati, ovvero ai fondi entrati in trattativa con la Lega Serie A. Il controvalore delle quote messe in vendita si aggirerebbe sul miliardo e mezzo di euro, soldi che andrebbero direttamente nelle casse dei venti club della massima serie, garantendo circa il 15% degli utili generati annualmente. Nel caso della proposta di Cvc, Advent e Fsi, il contratto sarebbe a vita, mentre Bain vorrebbe assicurarsi la partnership per 50 anni. Per la Serie A sarebbe una chance per non perdere nell’immediato le cifre attualmente previste dai contratti televisivi (circa 1,4 miliardi all’anno) e per tentare di innalzare l’asticella in vista delle prossime stagioni.

In realtà, la Serie A deve ancora toccare con mano l’effetto Covid-19 sul valore dei propri diritti televisivi. La Bundesliga per il quadriennio 2021-2025, ha dovuto infatti rinunciare ad un miliardo di euro complessivo rispetto alle previsioni della Lega (Dfl), che si era posta come obiettivo 1,35 miliardi a stagione. I club tedeschi, invece, porteranno a casa 1,1 miliardi annui, anche a causa della crisi economica scatenata dalla pandemia. Meno della Ligue 1, che ha venduto i propri diritti televisivi a Mediapro per 1,15 miliardi annui per il periodo 2020-2024. Si attendono invece i nuovi accordi di Liga e Premier League, con i colossi inglesi che sono andati al ribasso già per il triennio attualmente in corso (da 5,1 a 4,5 miliardi di sterline per l’intero periodo), ma restano saldamente in testa per proventi televisivi nazionali ed esteri.

Per gli spettatori cosa potrebbe cambiare?

L’unica domanda degna di nota, da parte di tifosi e spettatori, è però una: cosa cambierebbe in questo modo? Probabilmente nulla, perché la cessione dei diritti televisivi della Serie A resterà immutata. Cambia soltanto il venditore, che non sarà più un intermediario scelto dalla Lega, ma la Lega stessa tramite una società da essa stessa creata, con partner pronti ad investire. Quindi Sky, Dazn o eventuali nuovi player disposti ad acquisire i diritti televisivi della massima serie calcistica resteranno in corsa per trasmettere le partite della A.

Se la Serie A vuole raccogliere cifre maggiori dai propri diritti media, però, sarà provvidenziale l’entrata in corsa di nuovi broadcaster. Amazon sta facendo le proprie valutazioni per proporre le partite in streaming sul servizio Prime Video, come già fatto per la Premier League. Un’altra possibilità è quella rappresentata da Netflix, che però allo stato attuale non appare essere interessata all’acquisizione dei diritti televisivi della Serie A. Non per il periodo 2021-2024, almeno, per il quale sarà organizzata un’asta alla vecchia maniera. Dalla stagione 2024/25 in poi, invece, potrebbe scattare la rivoluzione. Non soltanto per l’ingresso di fondi pronti ad investire nel calcio italiano, ma anche nelle modalità di fruizione delle partite da casa.

Staff


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