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Calcio: Inter, Suning non investe più: è l’ora dell’autofinanziamento

12 Novembre 2020by Staff0

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MILANO – Non potranno esserci correzioni di rotta fondate su massicci investimenti da parte di Suning. La direzione era già chiara prima dello scoppio dell’epidemia partita dalla Cina. A maggior ragione lo è adesso in questa fase nella quale la crisi economica, provocata dal Covid-19, morde in ogni settore dell’economia, calcio compreso. Il bilancio dell’Inter, che sarà approvato alla fine di questo mese, chiuderà con un “rosso” intorno a quota 100 milioni. E anche l’esercizio in corso, a meno di incrementi sostanziosi nei premi Uefa grazie a un lungo cammino in Champions League, dovrà fronteggiare un passivo consistente. In ogni caso la perdita attuale è decisamente inferiore rispetto a quelle di altri club italiani come Milan e Roma che hanno chiuso rispettivamente a -195 e -204 milioni. Ma è comunque tale da spingere la famiglia Zhang a chiedere al club nerazzurro di ricercare l’auto-sostenibilità.

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Un buco dalla Cina

D’altronde a fine luglio è stato necessario ricorrere ad altri 75 milioni di prestito obbligazionario con un incremento significativo del debito finanziario. Le ripercussioni calcistiche sono diventate evidenti con il chiarimento di Villa Bellini di fine agosto quando è stato spiegato ad Antonio Conte che sarebbero arrivati altri rinforzi solo di fronte a corrispondenti uscite. Impossibile quindi regalare Kanté all’allenatore salentino. E si proseguirà così. Già prima dello scoppio della pandemia il governo cinese era uscito dalla fase di massicci investimenti nel calcio, inizialmente voluti dal presidente Xi Jinping che poi ha frenato. Si spiega così la contrazione dei ricavi commerciali dall’Estremo Oriente, la voce che ha provocato l’impatto negativo più forte sui conti interisti (al di là dei mancati introiti da botteghino dovuti alle “porte chiuse”).

fonte: tuttosport

Staff


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