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12 Novembre 2020

INVESTIMENTI CALCIO iNTER INNOVATION FOOTBALL

 

MILANO – Non potranno esserci correzioni di rotta fondate su massicci investimenti da parte di Suning. La direzione era già chiara prima dello scoppio dell’epidemia partita dalla Cina. A maggior ragione lo è adesso in questa fase nella quale la crisi economica, provocata dal Covid-19, morde in ogni settore dell’economia, calcio compreso. Il bilancio dell’Inter, che sarà approvato alla fine di questo mese, chiuderà con un “rosso” intorno a quota 100 milioni. E anche l’esercizio in corso, a meno di incrementi sostanziosi nei premi Uefa grazie a un lungo cammino in Champions League, dovrà fronteggiare un passivo consistente. In ogni caso la perdita attuale è decisamente inferiore rispetto a quelle di altri club italiani come Milan e Roma che hanno chiuso rispettivamente a -195 e -204 milioni. Ma è comunque tale da spingere la famiglia Zhang a chiedere al club nerazzurro di ricercare l’auto-sostenibilità.

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Un buco dalla Cina

D’altronde a fine luglio è stato necessario ricorrere ad altri 75 milioni di prestito obbligazionario con un incremento significativo del debito finanziario. Le ripercussioni calcistiche sono diventate evidenti con il chiarimento di Villa Bellini di fine agosto quando è stato spiegato ad Antonio Conte che sarebbero arrivati altri rinforzi solo di fronte a corrispondenti uscite. Impossibile quindi regalare Kanté all’allenatore salentino. E si proseguirà così. Già prima dello scoppio della pandemia il governo cinese era uscito dalla fase di massicci investimenti nel calcio, inizialmente voluti dal presidente Xi Jinping che poi ha frenato. Si spiega così la contrazione dei ricavi commerciali dall’Estremo Oriente, la voce che ha provocato l’impatto negativo più forte sui conti interisti (al di là dei mancati introiti da botteghino dovuti alle “porte chiuse”).

fonte: tuttosport


7 Ottobre 2020

 

Il mancato match Juventus-Napoli all’Allianz Stadium di Torino verrà ricordato a lungo. Segna un brutto colpo per il calcio italiano. La Serie A si è ritrovata a rinunciare a una delle sue sfide stagionali più attese, scontrandosi con le autorità pubbliche. Il governo ha difeso l’Asl di Napoli, che aveva imposto l’obbligo di isolamento domiciliare ai giocatori partenopei. Il regolamento della Lega prevederebbe la sospensione delle partite solamente quando almeno 13 calciatori in una squadra risultano positivi al test anti-Covid. Da parte sua, Aurelio De Laurentiis sarebbe incorso in rischi penali nel caso di inottemperanza alle decisioni dell’Asl.

Juventus-Napoli e l’Italia che si avvia in silenzio verso il secondo lockdown

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha dichiarato che la priorità per il governo sia tenere le scuole aperte, non il calcio. Questa affermazione è volutamente demagogica e punta a delineare nell’immaginario pubblico uno scontro tra il diritto alla salute e le ragioni dell’economia. Quale migliore occasione di far pendere la bilancia a favore del primo, attaccando lo “showbusiness” del calcio? In fondo, gli stipendi plurimilionari di calciatori e allenatori sono il capro espiatorio perfetto per una popolazione stremata da mesi di “lockdown” e restrizioni varie.

Ma la Serie A non sono i 30 milioni netti all’anno di ingaggio per Cristiano Ronaldo. O almeno, non solo quello. E’ un comparto della nostra economia, che ormai fattura più di 2,7 miliardi di euro a stagione, senza considerare l’indotto. Il calcio smuove milioni di persone ogni settimana, tra abbonamenti TV, ingressi agli stadi, cene ai ristoranti per seguire le partite in comitiva, gadget, giornali, web, etc. E’ un pezzo della nostra economia, che qualcuno ai piani alti ha scelto deliberatamente di punire per trovare una valvola di sfogo alla crescente frustrazione degli italiani, sempre più disillusi riguardo al loro futuro e sempre meno inclini a tollerare i successi altrui.

 

FONTE ARTICOLO: INVESTIREOGGI.IT


3 Ottobre 2020

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fonte ARTICOLO: ilmanifesto.it

La Serie A stavolta gira pagina. La media company che verrà creata per la gestione dei diritti televisivi e commerciali – non solo del prossimo triennio ma di almeno un decennio – apre all’ingresso nel capitale dei fondi di investimento. Un segnale di netta discontinuità con il passato certificato questa mattina durante l’attesa assemblea di Lega delle 20 società di A: con sorpresa, all’unanimità è arrivata la decisione di schiudere le porte del business dei diritti tv a un fondo, che con ogni probabilità entrerà con il 10% delle quote della futura media company della Lega. Dunque, i club che cedono porzioni di sovranità in cambio di un fiume di denaro che alza il valore complessivo dei diritti televisivi della massima serie. Un colpo di scena: fino a poche ore prima c’era la contrapposizione tra un blocco di cemento, Juventus, Inter, Milan, Torino, Roma, Fiorentina a sostegno del progetto voluto dal presidente della Lega di A, Paolo Del Pino e l’asse con a capo Claudio Lotito, presidente della Lazio, fiero oppositore all’ingresso di un fondo nella gestione della torta dei diritti tv a fare pressing su un arcipelago di club (Atalanta, Udinese, Genoa, le neopromosse Crotone e Benevento) dubbiosi sulla novità copernicana che potrebbe sfilare potere alle società.

IN MEZZO c’era Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, che spingeva per l’arrivo di un colosso della private equity ma con un contributo tecnico, non finanziario, senza concedere potere a una figura terza, visto che i diritti tv sono un prodotto esclusivo dei club e privilegiando invece la realizzazione di un canale tv della Lega di A. Insomma, un quadro composito, prima dell’assemblea. E invece, tutti uniti, vince Del Pino, vincono le grandi del Nord, con un passo indietro dello stesso Lotito. Ma era contrario anche un altro ex pezzo grosso del calcio italiano, Adriano Galliani, ex general manager del Milan, ora al Monza, con una lettera si era detto contrario all’arrivo del capitale dalla private equity. Sarà dunque la newco che sarà creata a sedersi al tavolo per la vendita dei diritti televisivi già del prossimo triennio con i broadcaster interessati.

NESSUNO SPAZIO per offerte di tipo misto e da quelle di finanziamento, ora va solo definito il prescelto, decisione che sarà presa più avanti, dopo aver esaminato i pacchetti. Due le offerte: la cordata formata da CVC, Advent e Fsi e quella costituita da Bain Capital e NB Renaissance. CVC ha messo in campo una proposta da 1,625 miliardi di euro (per il 10% delle azioni), già pronti a essere versati nelle casse dei club. Bain risponde con 1.35 miliardi (sempre per il 10% delle azioni della newco) più una componente variabile al raggiungimento di determinati obiettivi, con un minimo garantito che salirebbe a 1.5 miliardi dopo la vendita effettiva dei diritti anche se la somma sarà inferiore.


17 Settembre 2020

Una pioggia di soldi sulla Serie A? Forse, ma non da subito. La Lega ha dato il via libera alle trattative con i fondi di private equity interessati ad entrare nella media company che gestirà i diritti televisivi e non solo del massimo campionato di calcio italiano. Un semaforo verde votato all’unanimità dalle venti società, nel corso dell’assemblea balzata agli onori delle cronache più per la positività al Covid-19 di Aurelio De Laurentiis che per la possibilità di vedere investire i grandi fondi nel calcio nostrano. I nomi, però, circolano ormai da parecchio tempo: da un lato la cordata composta dal fondo britannico Cvc, dagli americani di Advent e dagli italiani di Fsi; mentre dall’altro concorrono Bain Capital e Neuberger Bernman. La trattativa prevede l’acquisizione del 10% di una nuova società, una newco, per la quale i club di Serie A hanno dato l’assenso alla creazione.

Che cosa ha deciso l’assemblea della Lega Serie A?

La media company che la Lega Serie A intende creare è il cavallo di battaglia di Paolo Dal Pino, presidente della Lega, che ha ribadito di intendere questa come «la soluzione», senza più prevedere una cessione dei vari pacchetti televisivi affidandosi ad intermediari. Almeno non dopo il triennio 2021-2024, quello per il quale si dovrà avviare una nuova asta in maniera tradizionale. Dopo questo periodo, toccherà alla newco trattare direttamente con le emittenti che intenderanno acquisire i diritti di trasmissione delle partite di Serie A. Resta ancora da sciogliere il nodo del canale di lega, un’idea avanzata in passato dagli spagnoli di Mediapro, che non sarebbe comunque esclusa a priori dalla situazione approvata di recente dalla Lega.

Chi sta trattando con la Lega Serie A per i diritti media?

La base della trattativa partirebbe dalla cessione del 10% della media company ai partner interessati, ovvero ai fondi entrati in trattativa con la Lega Serie A. Il controvalore delle quote messe in vendita si aggirerebbe sul miliardo e mezzo di euro, soldi che andrebbero direttamente nelle casse dei venti club della massima serie, garantendo circa il 15% degli utili generati annualmente. Nel caso della proposta di Cvc, Advent e Fsi, il contratto sarebbe a vita, mentre Bain vorrebbe assicurarsi la partnership per 50 anni. Per la Serie A sarebbe una chance per non perdere nell’immediato le cifre attualmente previste dai contratti televisivi (circa 1,4 miliardi all’anno) e per tentare di innalzare l’asticella in vista delle prossime stagioni.

In realtà, la Serie A deve ancora toccare con mano l’effetto Covid-19 sul valore dei propri diritti televisivi. La Bundesliga per il quadriennio 2021-2025, ha dovuto infatti rinunciare ad un miliardo di euro complessivo rispetto alle previsioni della Lega (Dfl), che si era posta come obiettivo 1,35 miliardi a stagione. I club tedeschi, invece, porteranno a casa 1,1 miliardi annui, anche a causa della crisi economica scatenata dalla pandemia. Meno della Ligue 1, che ha venduto i propri diritti televisivi a Mediapro per 1,15 miliardi annui per il periodo 2020-2024. Si attendono invece i nuovi accordi di Liga e Premier League, con i colossi inglesi che sono andati al ribasso già per il triennio attualmente in corso (da 5,1 a 4,5 miliardi di sterline per l’intero periodo), ma restano saldamente in testa per proventi televisivi nazionali ed esteri.

Per gli spettatori cosa potrebbe cambiare?

L’unica domanda degna di nota, da parte di tifosi e spettatori, è però una: cosa cambierebbe in questo modo? Probabilmente nulla, perché la cessione dei diritti televisivi della Serie A resterà immutata. Cambia soltanto il venditore, che non sarà più un intermediario scelto dalla Lega, ma la Lega stessa tramite una società da essa stessa creata, con partner pronti ad investire. Quindi Sky, Dazn o eventuali nuovi player disposti ad acquisire i diritti televisivi della massima serie calcistica resteranno in corsa per trasmettere le partite della A.

Se la Serie A vuole raccogliere cifre maggiori dai propri diritti media, però, sarà provvidenziale l’entrata in corsa di nuovi broadcaster. Amazon sta facendo le proprie valutazioni per proporre le partite in streaming sul servizio Prime Video, come già fatto per la Premier League. Un’altra possibilità è quella rappresentata da Netflix, che però allo stato attuale non appare essere interessata all’acquisizione dei diritti televisivi della Serie A. Non per il periodo 2021-2024, almeno, per il quale sarà organizzata un’asta alla vecchia maniera. Dalla stagione 2024/25 in poi, invece, potrebbe scattare la rivoluzione. Non soltanto per l’ingresso di fondi pronti ad investire nel calcio italiano, ma anche nelle modalità di fruizione delle partite da casa.


3 Settembre 2020

Alla vigilia della ripresa del Campionato, una ricerca di Rome Business School traccia una fotografia socio-economica del gioco più amato dagli italiani. Per il ritorno alla normalità di un settore che esprime il 12% del PIL del calcio mondiale e che nel 2020 ha già perso 4.5 miliardi si attenderà il 2025. In 5 anni prevista anche una contrazione media del valore dei salari dei calciatori del 14%, pari a 4.1 miliardi globali e per l’Italia circa 380 milioni l’anno.

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fonte comunicato stampa Rome Business School

 

Roma, settembre 2020 – Ha un giro di affari  di 28,4 miliardi di euro, la sua organizzazione di riferimento ha più membri delle Nazioni Unite, è sempre più protagonista del confronto geopolitico internazionale, il 12% del suo Pil mondiale viene prodotto nel nostro Paese dove offre lavoro a 40mila persone con un contributo fiscale di 1,2 miliardi. E’ stato messo a dura prova dalla pandemia con perdite che nel 2020 dovrebbero toccare i 4,5 miliardi di euro con un ritorno alla normalità atteso solo nel 2025. Parliamo del settore del calcio secondo l’identikit tracciata dalla ricerca della Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 nazioni e parte del network Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta.

 

Lo studio della Rome Business School ha voluto analizzare, anche attraverso la rivisitazione storica delle relazioni internazionali, il ruolo del calcio nel contesto geopolitico globale e le performance economiche dei principali club europei ed italiani, con particolare attenzione alle previsioni sulle perdite di un settore “in piena salute”, ma particolarmente colpito dalla crisi Covid-19, e sulle strategie e risvolti della ripresa.

 

Dalla ricerca emerge innanzitutto come il calcio sia ormai a tutti gli effetti un protagonista del confronto geopolitico internazionale. La FIFA con 211 federazioni nazionali organizzate in 6 confederazioni continentali, possiede più membri delle Nazioni Unite (193). L’assegnazione dei Mondiali di calcio incide sui sistemi economici e geostrategici delle nazioni, portando investimenti da capogiro o debiti a seconda delle funzionalità gestionali e politiche di ogni singolo paese.

 

Un modello economico relativamente stabile di fronte ad una crisi senza precedenti

Ma il calcio è soprattutto un importante attore economico-sociale. Negli ultimi 10 anni i fatturati dei principali top club mondiali ed europei sono aumentati vertiginosamente, a seguito di fusioni con grandi gruppi stranieri. Si è assistito dal 2010 ad oggi all’esplosione dei numeri di squadre come Paris Saint-Germain (+672% di ricavi) e Manchester City (+297%). La Uefa Champions League ha conquistato sempre più peso in termini di entrate, incassando oggi più di tutte le leghe, ad eccezione della Premier League, i ricavi dei tornei sono passati in 10 anni da 1,3 a 3,2 miliardi di euro (+150%), permettendo ai premi Champions di passare da 764 milioni nel 2009/10 a 2,04 miliardi nel 2019/20 (+166,9%) e a quelli dell’Europa League da 147 a 510 milioni (+246,9%). La Premier League inglese comanda la classifica con 5,9 miliardi di valore complessivo, mentre il calcio genera introiti per circa 4,7 miliardi. “big five”, ovvero i 5 campionati europei principali sono, in ordine di potere commerciale, quello inglese, tedesco, spagnolo, italiano e francese ed hanno prodotto un record fi € 15,6 miliardi nel 2017/18, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.

 

In italia prodotto il 12% del PIL mondiale di settore che contribuisce per introiti fiscali con  1.2 miliardi di euro

Dall’analisi del Report della Rome Business School si evince come il calcio italiano sia in costante crescita, registrando a livello nazionale introiti per € 4,7 miliardi di euro (bilancio Figc) che equivale al 12% del Pil del calcio a livello mondiale e da lavoro a 40.000 persone. Questo genera 1,2 miliardi di euro di introiti per il fisco del bel paese dove quasi la metà dell’intera popolazione italiana – ben oltre 28 milioni di persone – si considera appassionata di questo sport. In totale, le cinque maggiori società italiane (Juventus, Inter, Roma, Milan e Napoli) valgono 1,5 miliardi di euro in ricavi al netto delle plusvalenze: da sole, cioè, incassano il 57,6% di tutta la Serie A, posizionandosi anche tra le prime 22 posizioni dei club europei di maggior valore. Significativo anche il peso economico dei diritti televisivi del calcio, che nelle 54 principali leghe professionistiche europee è passato da 2,8 a 20,1 miliardi di euro. Restando in Italia, inoltre, notiamo notevoli discrepanze tra la Serie A e le leghe minori. Se ci soffermiamo, ad esempio, sul caso regionale del Lazio, notiamo che il valore totale delle rose delle due protagoniste è rispettivamente di 355,15 milioni per i giallorossi e 304,80 milioni per i biancocelesti. Scendendo anche di una sola categoria notiamo differenze abissali con il valore totale del Frosinone (Serie B – 9,11 milioni, terza rosa della serie cadetta dopo Benevento ed Empoli). In serie C troviamo poi la Viterbese (2,60 milioni) e il Rieti (450 mila Euro); mentre in Serie D il Latina calcio (1.03 milioni).

 

Perso un quarto del valore, nel 2021 flessione da 6.3 miliardi, – 14% compensi calciatori e ripresa solo nel 2025

Nel 2020 il Covid -19 ha bruscamente frenato l’ascesa economica del calcio, diminuendone i valori del 20-25%. A livello globale, si stima che le perdite per il 2020 dovrebbero toccare i 4,5 miliardi di euro per raggiungere i 6.3 miliardi nel 2021. L’impatto dovrebbe attenuarsi solo tra sei anni (2025), quando si spera di tornare agli stessi livelli produttivi pre Covid-19, ma nel frattempo ci sarà stata una crisi profonda, con ulteriori perdite di 3,1 miliardi per il 2022, 1,5 nel 2023 e 600 milioni nel 2024. Inoltre, la contrazione media del valore dei salari dei calciatori sarebbe circa del 14%, corrispondente ad una diminuzione totale di 4.1 miliardi. In Italia sarebbe di circa 380 milioni l’anno. Tra i club più penalizzati il primato europeo spetta al Barcellona che rischia di perdere fino a 450 milioni di euro, mentre in Italia rischiano perdite per centinai di milioni l’anno in particolare Juventus e Inter.

 

“Questa ricerca dimostra come Il calcio non è solo uno sport, ma una vera e propria industria ed anche uno strumento di soft power da parte degli Stati. – commenta Antonio Ragusa, Preside (Dean) della Rome Business School –  Proprio per il valore intrinseco di questo comparto è importante analizzarne i risvolti anche in termini occupazionali e sociali. Per queste ragioni una realtà come la Rome Business School ha voluto guardare alle sue dinamiche e alle opportunità che può offrire a tanti giovani che vogliono trovare sbocchi professionali in settori meno tradizionali. Sotto questo profilo abbiamo messo a punto una serie di percorsi formativi, incluso un vero e proprio Master dedicato allo sport management che si caratterizza, nello spirito della business school, anche per un forte profilo internazionale per rispondere in modo efficace alle nuove sfide che l’economia del calcio ha di fronte”.

 

Moltissime società calcistiche sono quindi in pericolo. Il rischio è più elevato nel breve termine perché il principale pericolo riguarda il flusso di cassa: gli stipendi devono essere pagati immediatamente da entrate che non possono essere perse ma che sono state per ora posticipate, come la vendita dei biglietti delle partite o i diritti tv (solo questi ultimi in Italia pesano per 1.3 miliardi).  Un futuro modello di calcio europeo post-Covid19 potrebbe prevedere limitazioni a livello salariale – anche con un eventuale tetto massimo di compensi per i calciatori – e di costo dei trasferimenti ed acquisizioni dei giocatori. Si potrà puntare sulle entrate provenienti dalle principali piattaforme online (Dazn, Eurosport, Live now ecc.), mentre potrebbero crescere le aziende pronte ad investire sui canali social dei club o dei giocatori stessi.

 

fonte comunicato stampa Rome Business School


26 Agosto 2020

Antonio Conte sta vivendo giornate complicate, non solo per la sconfitta nella finale di Europa League. Il tecnico deve capire insieme alla società se continuare ad allenare l’Inter, che potrebbe decidere di cambiare ancora allenatore. Gli scogli da superare sono tanti. Conte vuole un progetto vincente e soprattutto alcuni cambi a livelli dirigenziali, lo ha fatto capire in modo chiaro. Per molti l’addio è scontato, con Allegri pronto a subentrare. Ma sono giornate difficili per Conte che secondo quanto scrive il quotidiano ‘La Verità’ starebbe anche pensando a un investimento per niente fortunato che potrebbe essergli costato una cifra elevatissima.

Le sentenze della Corte commerciale di Londra

‘La Verità’ mostra due sentenze della corte commerciale di Londra. La prima risale allo scorso 17 luglio, l’altra invece è di agosto e riguarda un’ingiunzione di pagamento a carico di Massimo Bochicchio, un investitore italiano titolare di svariate società, che avrebbe architettato una truffa che avrebbe portato avanti con la sua presenta società ‘Kidman’.

L’investimento di Antonio Conte

Questo Bochicchio avrebbe promesso un investimento ad altissimo rendimento a otto persone, tra queste ci sarebbe anche Antonio Conte. Gli accordi prevedevano il pagamento di 33,1 milioni di euro totali entro il 30 giugno 2020 per l’ex c.t. e altri sette destinatari, inclusi Superb Sport Limited. Tutti e otto gli investitori hanno fatto ricorso alla corte commerciale di Londra, il motivo? Truffa. Tutti loro non hanno ricevuto dei soldi che dovevano riavere. E unitisi loro hanno richiesto quantomeno le somme investiste, lo hanno fatto inviando una mail, che però non ha dato nessuna risposta. Perché quell’indirizzo era falso, come il documento portato dal legale di Conte al giudice. Il denaro affidato a Bochicchio potrebbe non essere stato investito come pattuito. Bochicchio ora è nei guai. Le conseguenze hanno portato a un’ingiunzione di pagamento e successivamente è stato congelato il patrimonio di 61,4 milioni di dollari, che comprendono anche ville e proprietà di varia natura, in ogni angolo del mondo.

FONTE ARTICOLO: FANPAGE. continua su: https://www.fanpage.it/sport/calcio/conte-ha-subito-una-truffa-in-inghilterra-ha-perso-investimenti-per-30-milioni/


23 Agosto 2020

calcio

Il tecnico del Bologna, resterà in isolamento per le prossime due settimane. Positivi anche due calciatori della Fiorentina, Erick Pulgar e Simone Ghidotti. Per ora non si mette in dubbio l’inizio del campionato di serie A fra poco meno di un mese, il 19 settembre, seguito una settimana più tardi da quello di Serie B.

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Jeremie Boga (Sassuolo) positivo al Covid

Il tecnico del Bologna, resterà in isolamento per le prossime due settimane. Positivi anche due calciatori della Fiorentina, Erick Pulgar e Simone Ghidotti. Per ora non si mette in dubbio l’inizio del campionato di serie A fra poco meno di un mese, il 19 settembre, seguito una settimana più tardi da quello di Serie B.

3′ di lettura

Il tecnico del Bologna Sinisa Mihajlovic è risultato positivo al Covid dopo il tampone a cui è stato sottoposto al suo rientro a Bologna. Mihajlovic è asintomatico, resterà in isolamento per le prossime due settimane, come previsto dal protocollo nazionale. Lunedì saranno fatti i test sui giocatori e i collaboratori della prima squadra. Circa un anno fa il tecnico del Bologna annunciò di essere affetto da leucemia ed è stato sottoposto anche a un trapianto di midollo.

Pulgar e Ghidotti positivi a Covid

Anche due calciatori della Fiorentina, Erick Pulgar e Simone Ghidotti, sono risultati positivi al Covid-19. Lo ha reso noto lo stesso club gigliato a seguito dei test preliminari effettuati il 22 pomeriggio. Anche i due atleti sono asintomatici e sono stati posti subito in isolamento. Il gruppo viola, intanto, prosegue le attività secondo il programma prestabilito.

Le preoccupazioni per il campionato

Si tratta degli ultimi casi di un lungo elenco di calciatori positivi.«Siamo preoccupati, inutile nasconderlo», dice il medico del Bologna e rappresentante dei responsabili sanitari dei club di A, Gianni Nanni, paventando rischi per i ritiri e di slittamento del calendario se il trend di contagi in aumento continiuerà a crescere a questo ritmo. «Al momento, non vedo questo pericolo», risponde invece il rappresentante dell’Aic nella commissione medica della Figc, Della Frera.

Zaniolo negativo al tampone

Intanto la Roma tira un sospiro di sollievo: Zaniolo, tornato da poche ore dalla Sardegna, dove era stato ‘avvistato’ in una festa in discoteca, è negativo al tampone. Ma dopo la mini-ondata di calciatori-vacanzieri positivi dei giorni scorsi, la domanda più ricorrente è: ce la farà il calcio a ripartire, fra casi di positività e severe limitazioni? Ogni scenario è legato anche alla curva epidemiologica del Paese. Ora come ora, però, non si mette in dubbio l’inizio del campionato fra poco meno di un mese, il 19 settembre (la Lega lo ha ribadito facendo i complimenti allo Spezia per la promozione), seguito una settimana più tardi da quello di Serie B.

I calciatori contagiati

Le date ufficiali saranno ratificate dal Consiglio federale lunedì 31 agosto, alla vigilia della partenza della nuova stagione e della presentazione del calendario della Serie A. La speranza è non dover fare i conti con numeri molto più alti rispetto ai positivi registrati finora, i tre del Cagliari – dove però tornano a tirare un sospiro di sollievo perché tutti i tamponi effettuati sono risultati negativi -, quelli della Roma, quello dell’attaccante del Napoli Petagna, quelli del Torino e quello di Boga del Sassuolo. Molti sono legati al focolaio della Costa Smeralda, meta frequentata dai calciatori, come si evince anche dalle foto sui social di Petagna, che in Sardegna ha giocato una partitella con alcuni colleghi del Tottenham, e ha incrociato i milanisti Romagnoli e Donnarumma, attesi lunedì a Milanello per la giornata di raduno, dedicata ai tamponi. Altre squadre si preparano ai ritiri, nel giro di una decina di giorni toccherà anche a quelle di Serie B impegnate di recente nei playoff, e i test anti-Covid daranno un’indicazione significativa.


29 Luglio 2020

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Serie A in campo per la 37/a giornata, le partite delle ore 19,30 LA DIRETTA

Lazio Brescia 0-0
Samp Milan 0-0
Sassuolo Genoa 0-0
Udinese Lecce 0-0
Verona Spal 0-0

Con il campionato che ha già emesso la maggior parte dei verdetti, la Serie A torna in campo e cerca ancora gli ultimi lampi. Lazio-Brescia, con i biancocelesti matematicamente in Champions e le Rondinelle retrocesse, sarà l’occasione per la squadra di Inzaghi a dare l’assalto al podio, trascinata da Ciro Immobile che punta alla Scarpa d’oro.
Il pronostico di Sisal Matchpoint è a senso unico, Lazio avanti a 1.16, la vittoria dei bresciani vale 14.50, difficile anche il pareggio, a 7.25. Occhi puntati su Immobile: il suo gol sembra certo, a 1.30, meglio puntare su una doppietta, a 2.00, o sulla seconda tripletta dopo quella al Verona, proposta a 6.00. Sempre a proposito di Immobile, al biancoceleste restano due partite per provare a eguagliare o superare il record di Higuain di 36 reti in una stagione: l’ipotesi che Immobile superi il Pipita del Napoli 2015-16 è proposta a 2.40. Tra i match della 37/a c’è Sampdoria-Milan, i rossoneri ancora credono nel quinto posto anche se scavalcare la Roma sembra un’impresa. Serve una vittoria contro i blucerchiati data a 1.60 contro il 5.25 della Samp e il pareggio a 3.90. Vittoria in vista anche per la Roma, che ha consolidato la quinta posizione e, con il Torino, punta a rendere matematica la qualificazione diretta alla prossima Europa League. Avanti gli uomini di Fonseca, a 1.65, a 4.80 i granata, il pareggio è a 3.90.
In chiave salvezza, Genoa e Lecce si contendono la permanenza in Serie A, ma i rossoblù mantengono 4 punti di vantaggio sui salentini, distacco significativo a due giornate dalla fine. Il Lecce deve provarci fino alla fine ma non parte favorito nella trasferta di Udine, a 2.70, con l’Udinese a 2.35 e il segno X a 3.60.

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