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Football Economy

12 Aprile 2021

Investimenti nel calcio: primo Silvio Berlusconi

La prima notizia è che a guidare la banda dei paperoni italiani a capo di un club di calcio non è un presidente la cui squadra milita in Serie A. O almeno non ancora, perché Silvio Berlusconi (patrimonio stimato di 7,6 miliardi di dollari – 327° nella classifica mondiale) spera che il suo Monza lo accontenti in fretta, sbarcando nella massima serie e, perché no, battendo in un derby l’altro amore della sua vita: il Milan.

Sul secondo gradino del podio troviamo il patron dell’Inter Zhang Jindong, un paio di miliardi di dollari meno di Silvio e 339° nel tabellone planetario.

Chiude il podio l’italo-americano Rocco Comisso, numero uno della Fiorentina. Il fondatore di Mediacom, la quinta azienda fornitrice della tv via cavo degli Stati Uniti supera di circa 200 milioni di dollari i sette miliardi e si piazza al 332° posto.

A seguire, la famiglia Caputo, proprietaria del Bologna, il presidente del Milan Paul Singer e Dan Friedkin, da poco nuovo papà della Roma.

Abbastanza clamoroso che per trovare John Elkann, patron della Juventus campione d’Italia da nove stagioni, occorra scendere fino al 1580° posto. Elkann, infatti, può contare su “appena” 2 miliardi di dollari.

Percassi dell’Atalanta, Preziosi del Genoa e Squinzi del Sassuolo occupano gli ultimi tre posti della top ten dei presidenti di club italiani, tutti con un conto in banca che si aggira intorno al miliardo di dollari.


26 Marzo 2021

ciro immobile da piccolo

 

Una interessante intervista ad Antonio Negri (attualmente nello staff di Innovation Football come osservatore) sulla Gazzetta dello Sport. Negri racconta un giovane ma predestinato Ciro Immobile.

 

Ciro Immobile ha dieci anni quando, sul campetto di fango, più che di erba, di Torre Annunziata, posa per questa foto. Siamo nel 2000 e il bomber che stasera guiderà la Nazionale contro l’Irlanda del Nord indossa la casacca del Torre Annunziata ‘88, scuola calcio affiliata al progetto Parma.

Immobile poteva giocare già da ragazzo “perché era furbo, scaltro, un dribblomane, ma lo scartarono perché fisicamente era leggerino e non cresceva”. A ricordare l’episodio è Antonio Negri, all’epoca allenatore del Centro Italia Parma, società affiliata al club crociato che in Umbria, a città della Pieve, e in Campania, a Paestum, aveva le due sedi operative. “Era il progetto nato con Carlo Gardani, responsabile nazionale delle Scuole Calcio, partito nel 1990 e terminato nel 2003 e che portò il nome del Parma anche in Usa, in Asia e in Africa – ricorda Negri –. Nel 2001 venne organizzato un torneo a Ospedaletti, non lontano da Sanremo. Dovevamo creare una selezione con i migliori dei due club Centro Italia: il torneo era riservato ai classe 1988, ma io inserii anche due 1989, ossia Okaka e Çani, altri due ragazzi che sono arrivati in serie A, e l’unico 1990 era Ciro Immobile, in “prestito” dal Torre Annunziata ‘88. Ma non fu un comprimario”. Ovvero? “Con quella squadra, che si chiamava Rappresentativa Parma, andammo in finale. A cinque minuti dalla fine, nonostante il terreno zuppo dopo tre giorni ininterrotti di pioggia, inserii Ciro, che era il più piccolo di tutti. Ma appena entrato in area si prese un rigore. E con quello spunto vincemmo partita e torneo”.

—  In quella trasferta, a seguito del figlio, c’era anche papà Antonio Immobile, un passato tra i dilettanti, naturalmente nel ruolo di attaccante. “Ciro è stato vicino al Parma – rivela Negri –. Ricordo che a Gardani chiedeva gadget del club crociato come souvenir: insomma, già da bambino sapeva farsi voler bene ed essere un po’ ruffiano, in senso buono. Poi passò alla Salernitana, dove non giocava mai. Alla fine arrivò al Sorrento e lì esplose, anche fisicamente, segnando con gli Allievi nel 2007 i due gol alla Juventus, che gli cambiarono la carriera”.


22 Marzo 2021

investimenti calcio gruppi

Interessante articoli/Inchiesta de linkiesta.it: In Serie A sono arrivati nuovi proprietari stranieri che hanno acquistato Roma, Parma e Spezia. Nel 2020 la bolla economica dello sport si è sgonfiata: per qualcuno è un’occasione d’oro da sfruttare prima che il business torni a crescere.

 

Un paio di settimane fa lo statunitense Robert Platek ha acquistato lo Spezia Calcio in un’operazione da circa 40 milioni di euro. Lo stesso Platek l’anno scorso aveva messo nel suo portafogli il Sønderjysk Elitesport, squadra della massima serie danese, e la squadra portoghese di seconda divisione Casa Pia AC. Platek è un socio della Msd Capital, società d’investimento fondata nel 1998 per gestire il patrimonio di Michael Saul Dell – fondatore e presidente della Dell Technologies – una delle maggiori aziende informatiche al mondo.

Gli ultimi investimenti nel calcio Platek li ha fatti a titolo personale. Ma la presenza della Msd Capital sullo sfondo non è casuale: al momento è una delle società d’investimento più attive nel calcio, in una fase in cui i grandi fondi stanno puntando su club e campionati sportivi. Il motivo è piuttosto semplice e riguarda un cambiamento strutturale precedente alla pandemia che aveva già attirato i primi investitori: «Dall’inizio degli anni ‘90 il boom dello sport in televisione, con le pay-tv e l’impennata della vendita dei diritti televisivi, ha costruito un nuovo modello di business intorno al calcio, rendendolo una vera industria di intrattenimento e di conseguenza sempre più attraente dal punto di vista finanziario per gli investitori, sia come potenziali partner commerciali sia come proprietari», scrive Kpmg.

I numeri della Uefa certificano questa trasformazione: il mercato del calcio europeo è cresciuto tra il 2010 e il 2018 da 13 a 21 miliardi di euro in termini di ricavi operativi (+65%). Non sorprende che i cinque grandi campionati di calcio europei siano entrati nella lista dei mercati più interessanti per investitori di ogni tipo.

Con l’arrivo della pandemia la bolla del calcio si è almeno parzialmente sgonfiata, creando condizioni di investimento particolarmente interessanti, soprattutto per chi è pronto a scommettere su una rapida ripresa di tutto il settore. E Msd Capital si è ritagliata un ruolo da protagonista, come racconta il Financial Times.

«Fondata nel 2009 – scrive Samuel Agini sul quotidiano britannico – Msd gestisce circa 19 miliardi di dollari, con investimenti in immobili, credito e molto altro. Nell’ultimo anno ha prestato quasi 80 milioni di sterline al Southampton, squadra di Premier League; ha fornito circa 200 milioni di sterline alla società Alk Capital per l’acquisizione del Burnley; poi ha concesso un altro prestito, al Derby County, uno storico club inglese».

La mission dell’azienda, almeno quella che si può leggere sul sito, è «fare investimenti che generino costantemente rendimenti superiori a lungo termine». Già nel 2017 Msd Capital aveva finanziato parte dell’acquisto dei Miami Marlins, franchigia americana di baseball, in un’operazione da 1,2 miliardi di dollari. E ha investito anche in due franchigie della National Hockey League (Nhl, la massima divisione di hockey) degli Stati Uniti, i St. Louis Blues e i Dallas Stars.

Anche nel calcio investiva da prima del 2020, ma la pandemia ha cambiato le carte in tavola: la Premier League, la competizione calcistica più ricca del mondo, stima che ogni mese senza tifosi negli stadi costa alle squadre inglesi 100 milioni di sterline. «I club hanno bisogno di liquidità e Msd ha molto denaro», ha detto al Financial Times, semplificando al massimo l’assunto, Kieran Maguire, docente di finanza calcistica presso l’Università di Liverpool e autore del saggio “The Price of Football”.

C’è un elemento che rende gli accordi con Msd particolarmente appetibili, per i club: i prestiti a lunga scadenza. «Storicamente – scrive il Financial Times – i prestiti ai club sono spesso a breve termine o soggetti a rinnovo annuale, soprattutto per quelli al di fuori delle grandi squadre della Premier League. Le banche ragionano quasi sempre a breve termine nel calcio. Intanto Msd ha già prestato circa 170 milioni di sterline ai club inglesi, proponendo un servizio che le banche non offrono».

In un’inchiesta pubblicata a inizio settimana, il Guardian ha evidenziato il rischio di affidarsi a un’azienda come Msd. Southampton, Burnley, Derby e Sunderland hanno contratto prestiti multimilionari da Msd o dai partner senior di Msd. E in alcuni casi hanno ipotecato asset importanti. Il Southampton, l’unico club ad aver dichiarato la cifra del prestito da Msd, paga un interesse del 9,14% su un prestito di 78,8 milioni di sterline contratto durante la pandemia dello scorso giugno: 7,2 milioni di sterline di interessi all’anno, con un debito che dovrebbe estinguersi nel 2025. Il Derby County, invece, ha dato come garanzia per il prestito il suo stadio, Pride Park.

«Per motivi che possiamo ricondurre alla loro reputazione, le banche commerciali non vogliono mettersi in una posizione imbarazzante e vedersi costrette a mettere le mani su uno stadio o su un centro sportivo di un club per recuperare il debito: questo farebbe imbestialire migliaia di tifosi», dice il Financial Times.

Ovviamente Msd non è l’unico investitore interessato allo sport nell’ultimo anno. Linkiesta aveva già raccontato l’interesse di Cvc Capital Partners, società di private equity, ad entrare nella Serie A. E proprio nel massimo campionato italiano, oltre Robert Platek, ultimamente sono arrivati diversi investitori stranieri che hanno visto un’opportunità di business. Prima dello Spezia, il Parma era passato nelle mani dell’imprenditore statunitense Kyle Krause. Giusto qualche settimana dopo l’annuncio ufficiale dell’acquisizione della Roma da parte di Dan Friedkin.

In qualche modo, come spiega la società di consulenza Kpmg in un’analisi, questi investitori che guardano al calcio europei – dagli imprenditori locali ai miliardari stranieri, dalle società di private equity ad altri gruppi – provano a massimizzare i loro guadagni acquistando società con diversi asset che potrebbero valorizzarsi in un futuro non lontano.

«Con la pandemia molti club hanno subito un calo significativo del loro valore di mercato, rendendoli un potenziale obiettivo di investimento. Oltre all’opportunità di acquistare un club a un prezzo relativamente basso, gli investitori potrebbero essere attratti dalla possibilità di acquisire giocatori di grande valore a prezzo di saldo nelle prossime finestre di mercato, a causa del bisogno di liquidità di alcuni club», dice Andrea Sartori, Global Head of Sports di Kpmg.

Inoltre oggi una società di calcio può contare su una ricchezza che si estende anche oltre lo stadio, la squadra, i risultati sul campo. Un esempio sono gli e-sport, comparto in cui alcuni club hanno creato una loro divisione per esplorare un mercato sostanzialmente nuovo (almeno per loro). Lo Schalke 04, club tedesco in profonda crisi economica, ha un un debito di oltre 200 milioni di euro a bilancio. Per questo la dirigenza starebbe pensando di vendere il proprio posto nel campionato e-sport di League of Legends – l’investimento del 2019 è di 8 milioni di euro – per una cifra vicina ai 20 milioni. In questo momento di crisi per lo Schalke 04 quello slot nel torneo virtuale è un peso e un costo. Ma per un’altra società potrebbe essere in futuro un nuovo asset da valorizzare e con cui generare profitto.

 


9 Febbraio 2021

adidas investimenti calcio

 

Adidas Nike investimenti calcio Quanto valgono gli accordi di sponsorizzazione di Adidas e Nike nel mondo del calcio? La risposta arriva da un grafico di KPMG Football Benchmark, che ha stabilito il valore degli accordi dei due noti brand di abbigliamento sportivo nel mondo dello sport.

Il calcio occupa la fetta maggiore di investimenti per entrambi i marchi, con l’azienda statunitense che spende il 50% della cifra totale (pari a 1.673,4 milioni di dollari), mentre la società tedesca arriva addirittura a quota 73% (sui 1.405,6 milioni di dollari investiti).

Dunque, la spesa di Nike per gli accordi di sponsorizzazione nel mondo del calcio – tra i principali ricordiamo quelli con Barcellona, Liverpool, PSG, Chelsea Atletico Madrid e le italiane Inter e Roma – ammonta a 834 milioni di dollari.

Segue il basket per l’azienda statunitense (che veste tutte le franchigie di NBA), con una spesa pari a 350 milioni di dollari. Seguono football americano (194 milioni), i college statunitensi (130 milioni) e a pari merito baseball e golf, con accordi per 100 milioni di dollari ciascuno.

Sul fronte Adidas, l’investimento nel mondo del pallone supera il miliardo di dollari (1.026 milioni di dollari). Tra i contratti più pesanti quelli con Real Madrid, Manchester United, Juventus, Bayern Monaco, Arsenal e quello per tutti i club di MLS.
fonte:https://www.calcioefinanza.it

12 Novembre 2020

INVESTIMENTI CALCIO iNTER INNOVATION FOOTBALL

 

MILANO – Non potranno esserci correzioni di rotta fondate su massicci investimenti da parte di Suning. La direzione era già chiara prima dello scoppio dell’epidemia partita dalla Cina. A maggior ragione lo è adesso in questa fase nella quale la crisi economica, provocata dal Covid-19, morde in ogni settore dell’economia, calcio compreso. Il bilancio dell’Inter, che sarà approvato alla fine di questo mese, chiuderà con un “rosso” intorno a quota 100 milioni. E anche l’esercizio in corso, a meno di incrementi sostanziosi nei premi Uefa grazie a un lungo cammino in Champions League, dovrà fronteggiare un passivo consistente. In ogni caso la perdita attuale è decisamente inferiore rispetto a quelle di altri club italiani come Milan e Roma che hanno chiuso rispettivamente a -195 e -204 milioni. Ma è comunque tale da spingere la famiglia Zhang a chiedere al club nerazzurro di ricercare l’auto-sostenibilità.

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Un buco dalla Cina

D’altronde a fine luglio è stato necessario ricorrere ad altri 75 milioni di prestito obbligazionario con un incremento significativo del debito finanziario. Le ripercussioni calcistiche sono diventate evidenti con il chiarimento di Villa Bellini di fine agosto quando è stato spiegato ad Antonio Conte che sarebbero arrivati altri rinforzi solo di fronte a corrispondenti uscite. Impossibile quindi regalare Kanté all’allenatore salentino. E si proseguirà così. Già prima dello scoppio della pandemia il governo cinese era uscito dalla fase di massicci investimenti nel calcio, inizialmente voluti dal presidente Xi Jinping che poi ha frenato. Si spiega così la contrazione dei ricavi commerciali dall’Estremo Oriente, la voce che ha provocato l’impatto negativo più forte sui conti interisti (al di là dei mancati introiti da botteghino dovuti alle “porte chiuse”).

fonte: tuttosport


23 Ottobre 2020

Investimenti Usa nel calcio – Chi conosce bene gli ambienti economici statunitensi racconta che le istituzioni finanziarie, i fondi e le società di investimento nordamericane siano piene di liquidità da investire. Una liquidità che proviene da prima che il Covid sconvolgesse le economie mondiali. E che ora ha necessità di essere investita perché, come insegnano nei corridoi delle investment bank di Wall Street e della City londinese, “il denaro fermo è denaro morto”.

Questa liquidità, raccontano sempre queste persone, non riesce ad essere assorbita interamente dalla economia americana e quindi ha necessità di essere investita all’estero in asset altamente redditizi per poter soddisfare i desiderata di rendimento di investitori importanti. Di qui l’esigenza di trovare obiettivi su cui puntare che siano sottovalutate o che abbiano potenziale inespresso.

Non solo, ma c’è anche la necessità che questi obiettivi siano sperabilmente asset o brand noti, in modo che anche gli investitori nordamericani con meno conoscenza dell’Europa possano capire su cosa il loro fund manager ha investito i loro soldi.

Investimenti Usa nel calcio – Perché gli americani guardano al pallone

In questo quadro entra in gioco l’attenzione sempre maggiore dei grandi investitori americani per uno sport come il calcio che non appartiene agli americani per loro natura (basta osservare la tabella seguente per notare come i capitali Usa abbiano accelerato i propri investimenti nel pallone europeo negli ultimi anni).

Investimenti Usa nel calcio
Gli investimenti Usa nel calcio europeo (fonte: Cies Sports Intellingence)

Il calcio infatti soddisfa entrambi i requisiti di cui sopra. In primo luogo, per quanto riguarda la notorietà del brand, non si può dimenticare pe esempio quanto il nome Roma, ovvero quello di una città che per storia non ha eguali nel mondo, abbia contato nelle trattative che hanno portato il club prima nelle mani di James Pallotta e poi in quelle di Dan Friedkin. Tanto che Pallotta in una occasione si è lasciato andare a una notevole ammissione di onestà e a una domanda sul perché avesse investito nella società capitolina rispose: “Why Rome? Because it is f…ing Rome”.

Soprattutto però al di là dell’Atlantico il calcio viene considerato un asset con un potenziale inespresso sia a livello locale che a livello mondiale. Le società italiane per esempio vengono viste come una opportunità di investimento anche per le possibilità legate alla costruzione di un nuovo stadio (Roma, Fiorentina, Milan), mentre quelle inglesi sono invece considerate redditizie in sé in virtù del fatto che la Premier League è un torneo che è in grado di far fare utili a chi vi partecipa.

Ciò detto, è però il calcio come industria che viene vista come un settore dal potenziale inespresso. Andrea Agnelli, presidente della Juventus e dell’Eca (l’associazione europea dei club) in più di un’occasione ha ricordato come la finale di Champions League e il Super Bowl di football americano siano i due eventi sportivi più importanti tra quelli che ricorrono ogni anno.

Lamentando però il fatto che sebbene il calcio sia di gran lunga lo sport più popolare al mondo e quindi con la maggiore audience potenziale, la finale della Nfl generi un indotto economico ben superiore a quello del massimo torneo europeo. Un gap inconcepibile e difficile da digerire per chi gestisce il movimento e che fa capire quanto valore ci sia ancora da estrarre nel calcio, se gestito meglio.

Investimenti Usa nel calcio – La media company della Serie A

In questo scenario si comprende meglio perché le grandi istituzioni finanziarie, che si occupano principalmente di tonificare business che rendono meno del dovuto, si stanno interessando al calcio. In Italia per esempio Cvc, fondo di private equity inglese ma che ha grandi investitori americani alle spalle, è il massimo referente della cordata che è in trattativa esclusiva con la Lega Serie A per la costituzione della media company che dovrà gestire i dirtti tv del campionato per i prossimi anni.

Nella cordata, insieme al fondo italiano Fsi, c’è anche Advent International, fondo con sede a Boston con grande raccolta negli Stati Uniti. L’idea, sposata dalla maggioranza dei presidenti di Serie A, è quella di affidarsi a dei professionisti come i fondi per migliorare le performance economica del prodotto calcio italiano. Anche Agnelli è stato chiarissimo criticando la sua categoria: “Se fossimo normodotati non avremmo bisogno di terzi in Lega per sviluppare il business”.

Investimenti Usa nel calcio – Jp Morgan e il progetto Superlega

Di metà ottobre invece è la notizia che Jp Morgan, una delle banche più prestigiose di Wall Street, è pronta a finanziare con un pacchetto da 6 miliardi di dollari (5 miliardi di euro) un progetto di Superlega europea voluto dalla Fifa che, stando alla stampa britannica, pare abbia il supporto di Real Madrid. Liverpool e Manchester United.

Un progetto che ovviamente l’Uefa vede con il fumo negli occhi: perché infatti la confederazione europea dovrebbe cedere la gallina alle uova d’oro a quella mondiale? E in questo quadro quale sarebbe la posizione della Juventus, visto che Agnelli è molto vicino al presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin?

Investimenti Usa nel calcio – Superlega VS campionati nazionali

Nello stesso tempo l’interesse di Cvc e di altri fondi per sviluppare la Lega italiana mal si concilia con un progetto di Superlega voluto dalla Fifa e che probabilmente vedrebbe la partecipazione di Inter, Milan e Juventus. Così come mal si conciliano i progetti interni di sviluppare i brand de La Liga in Spagna o della Premier League in Inghilterra.

Insomma la sensazione è che il calcio mondiale sia alla vigilia di una grande rivoluzione finanziaria e che tra qualche anno la struttura di questo sport sarà profondamente diversa da quella attuale.

Jp Morgan difficilmente mette a disposizione garanzie per 6 miliardi di dollari se non è ragionevolmente certa di un ritorno. Nella stessa maniera manager esperti come quelli del private equity non si impegnano finanziariamente se non vedono un tornaconto per i loro investitori.

Il punto è che difficilmente tutto potrà andare in porto e qualcuno tra le istituzioni finanziarie che puntano al calcio non vedrà il rendimento che si attende.


7 Ottobre 2020

investimenti calcio, INVESTIRE NEL CALCIO
investimenti calcio

 

Il mancato match Juventus-Napoli all’Allianz Stadium di Torino verrà ricordato a lungo. Segna un brutto colpo per il calcio italiano. La Serie A si è ritrovata a rinunciare a una delle sue sfide stagionali più attese, scontrandosi con le autorità pubbliche. Il governo ha difeso l’Asl di Napoli, che aveva imposto l’obbligo di isolamento domiciliare ai giocatori partenopei. Il regolamento della Lega prevederebbe la sospensione delle partite solamente quando almeno 13 calciatori in una squadra risultano positivi al test anti-Covid. Da parte sua, Aurelio De Laurentiis sarebbe incorso in rischi penali nel caso di inottemperanza alle decisioni dell’Asl.

Juventus-Napoli e l’Italia che si avvia in silenzio verso il secondo lockdown

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha dichiarato che la priorità per il governo sia tenere le scuole aperte, non il calcio. Questa affermazione è volutamente demagogica e punta a delineare nell’immaginario pubblico uno scontro tra il diritto alla salute e le ragioni dell’economia. Quale migliore occasione di far pendere la bilancia a favore del primo, attaccando lo “showbusiness” del calcio? In fondo, gli stipendi plurimilionari di calciatori e allenatori sono il capro espiatorio perfetto per una popolazione stremata da mesi di “lockdown” e restrizioni varie.

Ma la Serie A non sono i 30 milioni netti all’anno di ingaggio per Cristiano Ronaldo. O almeno, non solo quello. E’ un comparto della nostra economia, che ormai fattura più di 2,7 miliardi di euro a stagione, senza considerare l’indotto. Il calcio smuove milioni di persone ogni settimana, tra abbonamenti TV, ingressi agli stadi, cene ai ristoranti per seguire le partite in comitiva, gadget, giornali, web, etc. E’ un pezzo della nostra economia, che qualcuno ai piani alti ha scelto deliberatamente di punire per trovare una valvola di sfogo alla crescente frustrazione degli italiani, sempre più disillusi riguardo al loro futuro e sempre meno inclini a tollerare i successi altrui.

 

FONTE ARTICOLO


3 Ottobre 2020

investire nel calcio, investimenti calcio
investire nel calcio

 

La Serie A stavolta gira pagina. La media company che verrà creata per la gestione dei diritti televisivi e commerciali – non solo del prossimo triennio ma di almeno un decennio – apre all’ingresso nel capitale dei fondi di investimento. Un segnale di netta discontinuità con il passato certificato questa mattina durante l’attesa assemblea di Lega delle 20 società di A: con sorpresa, all’unanimità è arrivata la decisione di schiudere le porte del business dei diritti tv a un fondo, che con ogni probabilità entrerà con il 10% delle quote della futura media company della Lega. Dunque, i club che cedono porzioni di sovranità in cambio di un fiume di denaro che alza il valore complessivo dei diritti televisivi della massima serie. Un colpo di scena: fino a poche ore prima c’era la contrapposizione tra un blocco di cemento, Juventus, Inter, Milan, Torino, Roma, Fiorentina a sostegno del progetto voluto dal presidente della Lega di A, Paolo Del Pino e l’asse con a capo Claudio Lotito, presidente della Lazio, fiero oppositore all’ingresso di un fondo nella gestione della torta dei diritti tv a fare pressing su un arcipelago di club (Atalanta, Udinese, Genoa, le neopromosse Crotone e Benevento) dubbiosi sulla novità copernicana che potrebbe sfilare potere alle società.

IN MEZZO c’era Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, che spingeva per l’arrivo di un colosso della private equity ma con un contributo tecnico, non finanziario, senza concedere potere a una figura terza, visto che i diritti tv sono un prodotto esclusivo dei club e privilegiando invece la realizzazione di un canale tv della Lega di A. Insomma, un quadro composito, prima dell’assemblea. E invece, tutti uniti, vince Del Pino, vincono le grandi del Nord, con un passo indietro dello stesso Lotito. Ma era contrario anche un altro ex pezzo grosso del calcio italiano, Adriano Galliani, ex general manager del Milan, ora al Monza, con una lettera si era detto contrario all’arrivo del capitale dalla private equity. Sarà dunque la newco che sarà creata a sedersi al tavolo per la vendita dei diritti televisivi già del prossimo triennio con i broadcaster interessati.

NESSUNO SPAZIO per offerte di tipo misto e da quelle di finanziamento, ora va solo definito il prescelto, decisione che sarà presa più avanti, dopo aver esaminato i pacchetti. Due le offerte: la cordata formata da CVC, Advent e Fsi e quella costituita da Bain Capital e NB Renaissance. CVC ha messo in campo una proposta da 1,625 miliardi di euro (per il 10% delle azioni), già pronti a essere versati nelle casse dei club. Bain risponde con 1.35 miliardi (sempre per il 10% delle azioni della newco) più una componente variabile al raggiungimento di determinati obiettivi, con un minimo garantito che salirebbe a 1.5 miliardi dopo la vendita effettiva dei diritti anche se la somma sarà inferiore.

fonte: ilmanifesto.it


22 Settembre 2020

Commisso, Friedkin e Elliot: i big del calcio

Oggi sono tra i più ricchi proprietari di club di calcio in Italia. E sono tutti americani. Commisso, Friedkin e Elliot, rispettivamente i patron di Fiorentina, Roma e Milan, sono stati inseriti nella classifica dei 400 miliardari più facoltosi degli Stati Uniti, classifica stilata con la solita attenzione per i particolari dalla rivista Forbes.
Prima di diventare miliardari di successo, tutti e tre hanno condotto una vita (quasi) normale. E oggi, tra filantropia, attivismo politico, passioni cinematografiche e affari da milioni di dollari sono imprenditori di successo e sono a capo delle tre squadre di calcio italiane. Ecco i loro segreti. E ecco dove hanno scoperto la passione per il nostro calcio e i nostri colori.

Commisso, dalla Calabria alla discoteca per italo-americani

Nato il 25 novembre 1949 a Marina di Gioiosa in una famiglia operaia (il padre era un falegname), Commisso è il fondatore e Ceo della società Mediacom, con sede a Chester, New York, e da circa un anno è il nuovo proprietario della Fiorentina dopo aver preso il testimone dalla famiglia Della Valle (Diego e il fratello Andrea si sono alternati alla guida della società viola).
Secondo Forbes è il più ricco proprietario di club italiani di calcio, con un patrimonio di 5,5 miliardi di dollari.
La Mediacom Communications Corporation è un’azienda di telecomunicazioni statunitense che produce e distribuisce servizi di televisione via cavo, internet, piani tariffari telefonici. Commisso l’ha fondata dopo essere emigrato in America nel 1962, all’età di 12 anni: come primo lavoro suonava la fisarmonica durante le pause tra un tempo e l’altro nei cinema.
Commisso ha anche un passato nel calcio. Anzi, nel «soccer». Grazie alle sue abilità nel calcio, sport che è stato sempre molto diffuso in America a livello studentesco e universitario, si era guadagnato una borsa di studio alla Colombia University, dove si è laureato in Ingegneria industriale. Diversi anni dopo, nel 2013, la stessa Università avrebbe intitolato il proprio stadio «The Rocco B. Commisso Soccer Stadium», come riconoscenza per le molteplici donazioni fatte dall’imprenditore italo-americano alla celebre Università di New York e al campus.

L’arrivo di Rocco alla Fiorentina

Sposato con due figli, il funambolico magnate vuole esser chiamato Rocco, mai «Mr Commisso».
Il 6 giugno 2019 viene ufficializzato l’acquisto della Fiorentina dai fratelli Della Valle per una cifra stimata tra i 160 e i 170 milioni di euro.
Si presenta sempre con sciarpa e cravatta viola e ha una precisa idea sul calcio italiano e americano: «Il calcio americano non voglio dire che fa schifo, qui in Italia la politica non va tanto bene ma il calcio è fenomenale. Lì la politica… è più facile fare cose che in Italia ma il calcio lasciamolo stare, okay?».

Dan Friedkin: il filantropo texano

Nato il 27 febbraio 1965 a San Diego, in California, ma texano d’origine, Friedkin è conosciuto in Italia per esser il nuovo presidente della Roma. Si laurea alla Georgetown University ottenendo un master in Business administration alla Rice University. Oggi risiede a Houston, in Texas, con la moglie e quattro figli. Friedkin si è contraddistinto anche per la sua attività filantropica e ultimamente si è attivato per preservare 6 milioni di acri di terreno vergine in Tanzania.

Paul Elliott Singer, dalla laurea in psicologia al “fondo avvoltoio”

Con un patrimonio di 3,6 miliardi (222esimo posto secondo Forbes), Paul Elliott Singer dal 2018 è a capo (attraverso il fondo Elliott) dell’AC Milan. Nato da una famiglia ebrea a New York il 22 agosto 1944, il padre era un farmacista e la madre casalinga. Consegue la laurea in psicologia all’Università di Rochester nel 1966 e una laurea in legge alla Harvard Law School nel 1969.


11 Settembre 2020

Post alla compagna: “Mi hai reso l’uomo più felice del mondo”

Redazione ANSA
ROMA


News

(ANSA) – ROMA, 11 AGO – Dopo l’annuncio social della compagna
Agustina Gandolfo, anche Lautaro Martinez ha manifestato tutta
la sua felicità per la nascita del futuro figlio della coppia
argentina: “Ringrazio la vita per tutto quello che devo vivere,
per avere una persona come te al mio fianco. Grazie per avermi
reso l’uomo più felice del mondo. Ti amo Agus. Ti aspettiamo che
diventiamo più grandi” si legge nel post su Instagram del
giocatore interista. (ANSA).

   

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