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14 Ottobre 2020
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Made in Italy Investimenti, management company dedicata allo sviluppo del territorio, ha dato incarico ai propri advisor di verificare le condizioni di fattibilità per l’acquisizione del Genoa. Un primo incontro per valutare il dossier è in programma domani a Roma.

Lo rende noto Andrea Bruzzone, direttore generale della management company con sede ad Acqui Terme (Alessandria) e un piano di investimenti da 120 milioni di euro per il triennio 2021-2023. L’interesse per il club di Enrico Preziosi è reale e si collega al legame tra il Monferrato e la Liguria.

«Da mesi analizziamo dossier di aziende, del territorio e non solo, e siamo già arrivati al closing di tre aziende nel settore infrastrutture, nell’agroalimentare e nell’energia. Manteniamo un concordato riserbo per altre trattative di partecipazione e acquisizione in corso», ha detto Bruzzone.

Nella giornata di ieri – lunedì 13 ottobre –, Gestio Capital ha ritirato l’offerta di acquisto presentata ad agosto per il club rossoblù, spiegando che «nonostante i ripetuti tentativi conciliatori tenutisi nelle ultime settimane», sono «venute a mancare le condizioni per una proficua negoziazione».


17 Settembre 2020

Una pioggia di soldi sulla Serie A? Forse, ma non da subito. La Lega ha dato il via libera alle trattative con i fondi di private equity interessati ad entrare nella media company che gestirà i diritti televisivi e non solo del massimo campionato di calcio italiano. Un semaforo verde votato all’unanimità dalle venti società, nel corso dell’assemblea balzata agli onori delle cronache più per la positività al Covid-19 di Aurelio De Laurentiis che per la possibilità di vedere investire i grandi fondi nel calcio nostrano. I nomi, però, circolano ormai da parecchio tempo: da un lato la cordata composta dal fondo britannico Cvc, dagli americani di Advent e dagli italiani di Fsi; mentre dall’altro concorrono Bain Capital e Neuberger Bernman. La trattativa prevede l’acquisizione del 10% di una nuova società, una newco, per la quale i club di Serie A hanno dato l’assenso alla creazione.

Che cosa ha deciso l’assemblea della Lega Serie A?

La media company che la Lega Serie A intende creare è il cavallo di battaglia di Paolo Dal Pino, presidente della Lega, che ha ribadito di intendere questa come «la soluzione», senza più prevedere una cessione dei vari pacchetti televisivi affidandosi ad intermediari. Almeno non dopo il triennio 2021-2024, quello per il quale si dovrà avviare una nuova asta in maniera tradizionale. Dopo questo periodo, toccherà alla newco trattare direttamente con le emittenti che intenderanno acquisire i diritti di trasmissione delle partite di Serie A. Resta ancora da sciogliere il nodo del canale di lega, un’idea avanzata in passato dagli spagnoli di Mediapro, che non sarebbe comunque esclusa a priori dalla situazione approvata di recente dalla Lega.

Chi sta trattando con la Lega Serie A per i diritti media?

La base della trattativa partirebbe dalla cessione del 10% della media company ai partner interessati, ovvero ai fondi entrati in trattativa con la Lega Serie A. Il controvalore delle quote messe in vendita si aggirerebbe sul miliardo e mezzo di euro, soldi che andrebbero direttamente nelle casse dei venti club della massima serie, garantendo circa il 15% degli utili generati annualmente. Nel caso della proposta di Cvc, Advent e Fsi, il contratto sarebbe a vita, mentre Bain vorrebbe assicurarsi la partnership per 50 anni. Per la Serie A sarebbe una chance per non perdere nell’immediato le cifre attualmente previste dai contratti televisivi (circa 1,4 miliardi all’anno) e per tentare di innalzare l’asticella in vista delle prossime stagioni.

In realtà, la Serie A deve ancora toccare con mano l’effetto Covid-19 sul valore dei propri diritti televisivi. La Bundesliga per il quadriennio 2021-2025, ha dovuto infatti rinunciare ad un miliardo di euro complessivo rispetto alle previsioni della Lega (Dfl), che si era posta come obiettivo 1,35 miliardi a stagione. I club tedeschi, invece, porteranno a casa 1,1 miliardi annui, anche a causa della crisi economica scatenata dalla pandemia. Meno della Ligue 1, che ha venduto i propri diritti televisivi a Mediapro per 1,15 miliardi annui per il periodo 2020-2024. Si attendono invece i nuovi accordi di Liga e Premier League, con i colossi inglesi che sono andati al ribasso già per il triennio attualmente in corso (da 5,1 a 4,5 miliardi di sterline per l’intero periodo), ma restano saldamente in testa per proventi televisivi nazionali ed esteri.

Per gli spettatori cosa potrebbe cambiare?

L’unica domanda degna di nota, da parte di tifosi e spettatori, è però una: cosa cambierebbe in questo modo? Probabilmente nulla, perché la cessione dei diritti televisivi della Serie A resterà immutata. Cambia soltanto il venditore, che non sarà più un intermediario scelto dalla Lega, ma la Lega stessa tramite una società da essa stessa creata, con partner pronti ad investire. Quindi Sky, Dazn o eventuali nuovi player disposti ad acquisire i diritti televisivi della massima serie calcistica resteranno in corsa per trasmettere le partite della A.

Se la Serie A vuole raccogliere cifre maggiori dai propri diritti media, però, sarà provvidenziale l’entrata in corsa di nuovi broadcaster. Amazon sta facendo le proprie valutazioni per proporre le partite in streaming sul servizio Prime Video, come già fatto per la Premier League. Un’altra possibilità è quella rappresentata da Netflix, che però allo stato attuale non appare essere interessata all’acquisizione dei diritti televisivi della Serie A. Non per il periodo 2021-2024, almeno, per il quale sarà organizzata un’asta alla vecchia maniera. Dalla stagione 2024/25 in poi, invece, potrebbe scattare la rivoluzione. Non soltanto per l’ingresso di fondi pronti ad investire nel calcio italiano, ma anche nelle modalità di fruizione delle partite da casa.


10 Luglio 2020

Calcio femminile sempre più praticato in ogni parte del mondo, bello da vedere e giocare. In Usa e Europa squadre di donne si sfidano in coppe e trofei con stadi pieni e anche le arbitre avanzano: in Italia la storia sta cambiando?

Il calcio femminile in tutto il mondo è uscito dai campetti di periferia diventando un vero e proprio lavoro per sportive professioniste. Nella finale di Coppa del mondo in Francia gli stadi erano esauriti e gli incontri sono stati visti in tv e sul web da 1,2 miliardi di persone in 124 paesi. Ogni anno milioni di spettatori assistono anche agli incontri di Champions League in Europa e malgrado un certo ritardo culturale, qualcosa sta succedendo anche in Italia. Tv internet e social hanno portato nel mondo del pallone rosa i grandi sponsor per un mercato potenziale che secondo Brand finance a livello mondiale vale 1 miliardo di dollari.

Calcio femminile in Italia

In Italia la storia del calcio femminile è un pò diversa. Il vento proveniente dall’Inghilterra certamente ha fatto scendere in campo alcune ragazze già prima della guerra. Tutto però è rimasto nell’ombra fino al 1968, quando a Viareggio è nata la prima Federazione Italiana, ancora come fenomeno di nicchia. Se nel 2000 le calciatrici italiane tesserate erano ancora poche, circa 10 mila contro le centinaia di migliaia inglesi o i milioni delle americane, dal 2013 è stato fatto qualcosa anche in Italia per la promozione del soccer rosa a livello istituzionale.

Ancora oggi il calcio femminile in Italia non è riconosciuto come sport professionistico, anche se le iscritte alla Federcalcio sono diventate 25 mila. La Figc sta investendo più che in passato, ma tutto è ancora organizzato da una lega dilettanti mentre alcune calciatrici sono sotto contratto con club professionistici. La stessa cosa succede per stipendi e considerazione di media e giornali, ma le partite di serie a in onda su Sky e Timvision stanno facendo molto per diffondere lo sport ad ogni livello della società.

Da quando poi i maggiori club maschili di serie a hanno l’obbligo di avere anche una sezione femminile e giocatrici femmine nelle giovanili under 12, il livello tecnico della Serie A femminile italiana si è alzato, anche se è ancora mediamente più basso rispetto agli altri paesi europei. Anche gli allenatori spesso sono maschi, ma i risultati sono comunque migliorati e la nazionale italiana è arrivata ai quarti di finale ai mondiali di Francia.


18 Maggio 2020

Non tornerà in campo per gli allenamenti il 18 maggio, ma almeno l’Avellino potrà respirare grazie agli aiuti del governo contenuti nel tanto atteso decreto Rilancio illustrato l’altra sera dal premier Giuseppe Conte e dai suoi ministri. Un miliardo su 55 riservato al calcio: manna che pioverà dal cielo soprattutto per i club della Lega Pro già alle prese con il limbo relativo al format della stagione in corso in attesa del Consiglio Federale.

A tal proposito regna il caos e la settimana prossima, quando il presidente Gabriele Gravina riunirà tutte le componenti in Consiglio Figc, le proposte dell’Assemblea dei club di C non dovrebbero passare. Per quel che riguarda i playoff, l’Avellino è pronto eventualmente a giocarli facendo leva sulla mutualità assicurata dalla ripresa della Serie A per sostenere i costi sanitari e quelli finalizzati all’allestimento di una post-season davvero anomala.

Tornando alla mano tesa dal governo, in casa biancoverde si esulta per una serie di misure economiche che allevieranno la sofferenza generata dai mancati introiti. Ecco di cosa potrà usufruire la società di patron Angelo D’Agostino con il nuovo decreto:

1) Proroga dei termini per gli adempimenti fiscali (Irpef e Iva) e contributivi (Inps, Inail) con rinvio al mese di settembre. Taglio dell’Irap che non andrà pagata a giugno.

2) Sospensione dei canoni di locazione per gli impianti sportivi, dunque per l’utilizzo dello stadio Partenio-Lombardi già oggetto in realtà di un accordo tra amministrazione e club sul rinvio del pagamento dei fitti nel post-emergenza.

3) Riconoscimento della cassa integrazione per i dipendenti del ramo sportivo che percepiscono fino a 50mila euro lordi annui. Per tutti gli altri, in primis i calciatori, andranno negoziati i tagli per il quadrimestre marzo-giugno con intese individuali.

4) Istituzione del Fondo Salva Sport con una quota percentuale sul totale della raccolta per le scommesse sportive.

Per ciò che concerne invece le scadenze federali, è facile ipotizzare come la Figc possa sospendere altri termini della Licenza Nazionale per l’iscrizione al campionato 2020/2021. Dopo aver infatti congelato il termine del 30 aprile relativo ad adempimenti finanziari legati ad acquisizioni internazionali di calciatori nel 2019 (Gabriel Charpentier), e fiscali (la cui violazione comporta un’ammenda), la Federcalcio dovrebbe adottare lo stesso metro di valutazione per il termine dell’1 giugno, data entro la quale bisognerà regolarizzare la situazione patrimoniale altrimenti si incappa in una penalizzazione in classifica. 

Per non parlare poi dello step del 22 giugno individuato come termine ultimo per la presentazione della fideiussione e della documentazione che attesta il pagamento degli emolumenti di dipendenti a vario titolo e tesserati per le mensilità di marzo, aprile e maggio. Già prorogato due volte invece il termine per il pagamento di ritenute e contributi relativo al bimestre gennaio-febbraio (16 aprile e poi 30 giugno a fronte del termine iniziale del 16 marzo, data confermata soltanto per il pagamento degli stipendi).

Non è invece una misura economica, ma aiuterà a sbrogliare la matassa dei ricorsi in caso di stop dei campionati. Il riferimento è alle disposizioni processuali eccezionali per i provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione dei campionati, professionistici e dilettantistici. L’articolo 211 quater del decreto prevede a tal proposito:

1) Poteri straordinari in capo al Consiglio Federale per decidere sulla sospensione e definire i format dei campionati. La Federcalcio così avrebbe discrezionalità piena su promozioni e retrocessioni (potrebbe ad esempio decidere di non far salire la terza dalla B alla A oppure la quarta dalla C alla B). E’ il riconoscimento della causa di forza maggiore attraverso una forte legittimazione della Figc con il governo a fare da spalla.

2) Superamento dei gradi di giustizia federale: i ricorsi contro le delibere del Consiglio Federale saranno di competenza del Collegio di Garanzia del Coni (con successivo approdo a TAR e Consiglio Stato) in modo da iniziare la stagione successiva senza procedimenti in corso.

fonte: IRPINIANEWS.IT

logo avellino calcio - innovation football
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22 Aprile 2020

“I media si stanno concentrando sul calcio, sulla ripresa o meno dei campionati, ma lo sport non è solo il calcio e il calcio non corrisponde soltanto alla Serie A. Dopo quest’emergenza, dovremo riorganizzare questo settore, per garantire ai collaboratori sportivi un bonus che permetta loro di essere trattati alla pari di tanti altri lavoratori”. Queste le parole di Vincenzo Spadafora, il ministro dello sport, intervenuto stamane al Senato. “Alle 12 incontrerò tutti i rappresentanti del mondo del calcio, c’è la necessità di ripartire per quello che è l’enorme valore economico e sociale del mondo dello sport – ha spiegato -. Da parte nostra c’è grande volontà di spingere per la ripartenza, ma il primo obiettivo è quello di garantire la tutela della salute dei nostri cittadini. È nostra intenzione allora studiare un programma che permetta di ripartire con gli allenamenti dal prossimo 4 maggio, per poi ragionare sulla ripresa dei campionati, mettendo sempre in cima ai nostri pensieri la salute degli addetti ai lavori”.

fonte: tuttoavellino.it


19 Febbraio 2020
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Nuovo attacco al Barcellona da parte di “Cadena Ser”. Già domenica scorsa, nel corso del programma “El larguero”, l’emittente aveva accusato il club blaugrana di aver pagato un milione di euro alla società privata “I3 Ventures” per mettere in cattiva luce alcuni giocatori sui social, difendendo invece l’immagine dei vertici societari.

Dopo la secca smentita di ieri da parte della società, che ha annunciato cause legali, la radio spagnola ha ribadito quanto affermato domenica pubblicando – a supporto delle proprie tesi – un dossier nel quale si evidenzia il ruolo della società privata nella gestione di alcuni account che avrebbero trasmesso messaggi per screditare alcuni tesserati del Barcellona.

Nelle 36 pagine del dossier si conferma la gestione da parte di “I3 Ventures” di alcuni account di social media che avrebbero trasmesso messaggi negativi contro Leo Messi (e sua moglie Antonela), Piqué, Xavi, Puyol e Guardiola, con il fine di metterli in cattiva luce o di creare loro pressioni.

Tra le personalità prese di mira – scrive “Repubblica” – ci sarebbero anche i possibili rivali per la presidenza del club Victor Font, Laporta e Benedito, ma anche Jaume Roures, presidente MediaPro. Font, che sarebbe stato oggetto di una campagna ad hoc, continua a chiedere la dimissioni di Bartomeu.

Nonostante il club abbia preso le distanze, la mossa potrebbe non bastare, perché Cadena Ser sostiene di poter provare che il denaro per pagare i servizi di “I3 Ventures” sarebbe inserito nella contabilità non ufficiale dei catalani.

Inevitabile lo sconcerto tra i calciatori e i membri del consiglio di amministrazione, che non si capacitano di come il rapporto commerciale con I3 Venture sia stato nascosto al cda, perché non sia mai stato esposto durante la riunione bisettimanale della commissione esecutiva, perché non sia passato attraverso la commissione di premi e come è possibile che sia stato pagato un milione di euro per monitorare account con pochi follower.

A seguito delle nuove rivelazioni, Josep Maria Bartomeu – presidente del Barcellona – ha deciso di convocare una riunione con i giocatori, al fine di chiarire il caso. «Per quanto riguarda la questione dei social network, il Barça non ha mai usufruito di alcun servizio per screditare nessuno, né giocatore né ex giocatore né politici, né presidenti o ex presidenti», ha spiegato.

«È falso – ha aggiunto ancora Bartomeu – e ci difenderemo con ogni mezzo alla nostra portata». Nel frattempo, il Barcellona, prossimo rivale del Napoli negli ottavi di Champions, sta comunque studiando quali azioni legali intraprendere per tutelarsi.

non solo nell’acquistare i giocatori, ma anche nel venderli: considerando gli alti stipendi dei propri esuberi, infatti, oggi sono poche le squadre che possono permetterseli ma, nel caso in cui fosse concessa un’agevolazione, potrebbe allargarsi il numero di club disposti ad acquistarli.


31 Dicembre 2019
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Il brand del settore immobiliare scende in campo con un team di consulenti ad hoc per offrire assistenza e soluzioni immobiliari e finanziarie a dirigenti, allenatori, calciatori, agenti e sponsor club ed enti proprietari di impianti sportivi

Gabetti, storico brand del settore immobiliare, scende in campo con un team di consulenti ad hoc per offrire assistenza e soluzioni immobiliari e finanziarie a dirigenti, allenatori, calciatori, agenti e sponsor club ed enti proprietari di impianti sportivi che, soprattutto nelle periferie, non riescono ad essere totalmente fruibili dalla collettività per mancanza di know how imprenditoriali in grado di metterli a reddito. Il progetto “Gabetti calcio” vanta testimonial d’eccezione come Giovanni Malagò, Antonio Matarrese, i campioni del mondo Pablito Rossi e Marco Tardelli.

“Gabetti Calcio nasce da una premessa importante: l’universo calcio attrae e genera somme di denaro notoriamente rilevanti, ma non sempre questi introiti vengono fatti fruttare al meglio. I calciatori, per esempio, vantano sì stipendi elevati ma nell’arco di pochi anni. Noi possiamo aiutarli nel gestire le ricchezze accumulate e trovare opportunità che generino rendite, anche quando termineranno la loro attività agonistica”, ha detto Ferdinando Elefante, relationship manager del Gruppo e responsabile del progetto Gabetti Calcio.

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“Allo stesso modo gli stadi e i centri di allenamento spesso rappresentano per le società sportive o le amministrazioni comunali voci di spesa più che opportunità di reddito. La nostra sfida è trasformarli da semplici asset in infrastrutture strategiche, in grado di generare benefici economici. Ma non solo. Seguiremo anche gli alloggi dei giovani giocatori che possono pesare, e non poco, sui bilanci delle società sportive: con la nostra consulenza queste spese possono tradursi in investimenti su progetti di residenze di proprietà. Infine, grazie a un accordo con i principali istituti di credito, offriamo l’opportunità del factoring sui contratti dei giocatori e/o su altri crediti”. “Sul fronte stadi, oltre alla messa a reddito, il problema maggiore da affrontare per renderli strategici è la riqualificazione degli immobili. Gli impianti di serie A hanno una età media che supera i 60 anni e la quasi totalità necessita di lavori di rinnovamento e adattamento alle nuove norme di sicurezza”, ha aggiunto Roberto Busso, ad del Gruppo Gabetti.

fonte:italiaoggi.it