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investire nel calcio

7 Ottobre 2020

 

Il mancato match Juventus-Napoli all’Allianz Stadium di Torino verrà ricordato a lungo. Segna un brutto colpo per il calcio italiano. La Serie A si è ritrovata a rinunciare a una delle sue sfide stagionali più attese, scontrandosi con le autorità pubbliche. Il governo ha difeso l’Asl di Napoli, che aveva imposto l’obbligo di isolamento domiciliare ai giocatori partenopei. Il regolamento della Lega prevederebbe la sospensione delle partite solamente quando almeno 13 calciatori in una squadra risultano positivi al test anti-Covid. Da parte sua, Aurelio De Laurentiis sarebbe incorso in rischi penali nel caso di inottemperanza alle decisioni dell’Asl.

Juventus-Napoli e l’Italia che si avvia in silenzio verso il secondo lockdown

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha dichiarato che la priorità per il governo sia tenere le scuole aperte, non il calcio. Questa affermazione è volutamente demagogica e punta a delineare nell’immaginario pubblico uno scontro tra il diritto alla salute e le ragioni dell’economia. Quale migliore occasione di far pendere la bilancia a favore del primo, attaccando lo “showbusiness” del calcio? In fondo, gli stipendi plurimilionari di calciatori e allenatori sono il capro espiatorio perfetto per una popolazione stremata da mesi di “lockdown” e restrizioni varie.

Ma la Serie A non sono i 30 milioni netti all’anno di ingaggio per Cristiano Ronaldo. O almeno, non solo quello. E’ un comparto della nostra economia, che ormai fattura più di 2,7 miliardi di euro a stagione, senza considerare l’indotto. Il calcio smuove milioni di persone ogni settimana, tra abbonamenti TV, ingressi agli stadi, cene ai ristoranti per seguire le partite in comitiva, gadget, giornali, web, etc. E’ un pezzo della nostra economia, che qualcuno ai piani alti ha scelto deliberatamente di punire per trovare una valvola di sfogo alla crescente frustrazione degli italiani, sempre più disillusi riguardo al loro futuro e sempre meno inclini a tollerare i successi altrui.

 

FONTE ARTICOLO: INVESTIREOGGI.IT


11 Marzo 2020

Millennials, Post-Millennials… in qualsiasi modo le si voglia chiamare, le nuove generazioni sono tutte accomunate da una cosa: la propensione alla tecnologia. E, di conseguenza, anche ai videogiochi. Ecco perché il nuovo fenomeno degli eSports sta prendendo sempre più piede. Fenomeno che non risparmia di certo il calcio, dove giochi come FIFA o PES rappresentano ormai una vera e propria realtà professionale. I campionati ufficiali che sono nati – e che stanno nascendo – ne sono la dimostrazione.

eSerieA, Be Sports (Serie B), eEuro2020, eNations Cup e non solo. Le leghe di tutto il mondo si stanno pian piano organizzando per dare sempre più spazio alla parte videoludica del calcio. E di conseguenza anche i club stanno cercando di allinearsi, con la creazione di squadre di videogiocatori propri o attraverso accordi con vari team di sport elettronici già formati e conosciuti.

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Le prime società ad aver colto l’occasione degli eSports sono state Barcellona e Schalke04, che però non si sono affatto fermate al calcio: i loro progetti esportivi hanno infatti coinvolto anche team di League of Legends o Rocket League, videogiochi tra i più popolari nel panorama mondiale. In Italia, invece, sono state Sampdoria, Empoli e Genoa ad aprire la strada degli eSports. E con il tempo si sono aggiunte le altre. investimenti calcio, esport e investimenti calcio - Innovation football

fonte: https://gianlucadimarzio.com


6 Marzo 2020

La sfida valida per l’undicesima giornata di ritorno del girone C di Serie C tra l’Avellino e la Ternanasi giocherà alle 15Nuovo calcio d’inizio con l’anticipo rispetto al primo orario, quello delle 17.30, fissato per il via al match. La gara si giocherà a porte chiuse per l’emergenza coronavirus.

Test amichevole per i lupi al “Partenio-Lombardi”: risultato di 10-0 contro il Solofra per gli uomini di Ezio Capuano con Daniele Ferretti autore di un poker. Quattro gol per il numero 10 biancoverde. A segno anche Diego AlbadoroDuilio Evangelista, Fabiano ParisiAlessio RizzoMatteo Rossetti Demiro Pozzebon. Riposo per Santiago Morero con Luis AlfagemeSimone De Marco Salvatore Sandomenico da lavoro differenziato.

Foto: pagina ufficiale US Avellino 1912

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9 Dicembre 2019
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La finanza nel pallone. Dopo l’acquisto del 10% del Manchester City da parte del fondo Silver Lake che ha fatto decollare il valore del club inglese a quasi cinque miliardi di dollari, un altro big americano del private equity, Cvc, si muove sui campi di calcio.

Ma con due obiettivi ancora più ambiziosi: finanziare la prima edizione in Cina nel 2021 della Coppa del mondo per club allargata a 24 squadre e fare da pivot alla creazione di nuovi tornei che sfideranno i campionati più popolari.

Gli americani avrebbero già mosso i primi passi con la Fifa sul «Mondiale a 24» per un accordo che includa anche l’acquisizione dei diritti televisivi delle partite da vendere in seguito alle emittenti di tutto il mondo. Non solo. Secondo il Financial Times, Cvc sarebbe stato contattato dal Real Madrid per finanziare il progetto della Superlega. Il presidente dei Blancos, Florentino Perez, ha in mente il progetto da tempo e lo ha anche illustrato al presidente della Fifa, Gianni Infantino: creare una competizione riservata ai club più ricchi del mondo per l’intera stagione. Il piano prevedrebbe due divisioni a 20 squadre, composte quasi esclusivamente da club dei cinque maggiori campionati d’Europa: Inghilterra, Spagna, Francia, Germania e Italia. Promozioni e retrocessioni verrebbero mantenute, ma solo tra le due divisioni.

L’idea per le società di calcio è allettante (potrebbero raddoppiare i loro ricavi lasciando i rispettivi campionati nazionali) ma la sfida è temeraria anche perché leghe nazionali – così come l’Uefa e anche l’Eca, l’associazione dei club europei si sono già espresse contro la Superlega. E nel 2018 lo stesso Infantino della Fifa aveva già dichiarato che qualunque giocatore che avrebbe partecipato ad una competizione non approvata dalla federcalcio mondiale sarebbe stato automaticamente escluso dalla rispettiva nazionale.

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Di certo, lo sguardo è rivolto al 2024 quando scadrà l’attuale format della Champions League. Ne seguirà un nuovo calendario internazionale. Che potrebbe quindi tradursi in un peso maggiore dei tornei internazionali, in una riduzione del format di quelli nazionali e nella creazione di leghe regionali per i tornei meno importanti. Con questa rivoluzione, ispirata a un modello simile a quello dell’Nba nel basket. O alla nuova Coppa Davis sponsorizzata dal fondo Kosmos del difensore del Barcellona, Gerard Piquè, con un investimento di 2,5 miliardi di dollari: 18 squadre divise in 6 gironi che si sfidano nel giro di una settimana a Madrid. L’ipotesi di un Mondiale extra-large in autunno e di una Champions d’élite nel weekend spaventa chi gestisce i tornei nazionali, destinati all’estinzione, ma anche i puristi del calcio appassionati di storia e bandiere, non di match tra fondi e big corporation.

Nel frattempo, i colossi del web non stanno a guardare. Amazon Prime ha infatti sperimentato questa settimana la prima trasmissione in streaming di un turno della Premier League, il massimo campionato calcistico inglese. Battendo il suo precedente record di iscrizioni giornaliere nel Regno Unito e diventando il terzo incomodo tra Sky e British Telecom. Per comprare diritti tv di venti partite il colosso di Jeff Bezos ha pagato 105,5 milioni di euro.